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SANGUINACCIO CALABRESE.

SANGUINACCIO CALABRESE.

28/01/2012 - SANGUINACCIO CALABRESE.

Prelibatezza suina da assaporare una volta l'anno, il SANGUINACCIO calabrese è fatto col proprio maiale che si è cresciuto tutto l'anno. Il sangue prelevato durante la macellazione, è girato vorticosamente dalla moglie del proprietario nel secchio con un cucchiaio di legno, per evitarne che possa raggrumarsi. Ogni litro di sangue ci vorrà un litro di vino cotto. Niente zucchero quindi. Sarà messo in una pentola per cuocere a fuoco lento e dovrà cuocere per circa un'ora. Fatto poi raffreddare  in piccole scodelle di ceramica dette anche "limbicede" , sarà unito come da foto postata, assieme con noci, chiodi di garofano, pezzetti di buccia di mandarino. In seguito quando ben solido, esternamente, sarà stipato dentro un boccaccio di vetro e posto in frigorifero, dove sarà consumato a beneficio dei bambini e non solo. La consumazione lo vede spalmato su una fetta di pane, come colazione o merenda. La dolcezza ed il profumo del SANGUINACCIO calabrese non ha eguali nella pasticceria locale. Può essere fatto anche senza il vino cotto, cioè con latte e cacao più lo zucchero, la spezia usata  di solito sarà solo la buccia di mandarino. Questa seconda modalità di consumazione, risulta più delicata ma di eguale raffinatezza. Segnalo inoltre, che nella pasticceria locale, il SANGUINACCIO della prima modalità, viene usato per riempire i cannoli, accoppiato a quelli bianchi, siciliani, formando quindi una presentazione bianca e nera molto caratteristica. In una pasticceria di Catanzaro ricordo benissimo che venivano  prodotti questi appetitosi cannoli. Purtroppo Il periodo di produzione di questi ultimi, avveniva solo in inverno, ovverossia durante le consuete macellazioni dei preziosi suini, ben cresciuti per l'allevamento privato. Si disporreva quindi di questa pregiata leccornia, per delle prime colazioni veramente energetiche e senza nessun conservante, adatte ai ragazzi e bambini che andavano a scuola. Unica condizione era il tempo della consumazione, che di solito non superava la settimana, ed una sola volta all'anno.

Così facendo, del suino non veniva gettato nulla, riuscendo così a garantire alla famiglia, una vasta scelta di prodotti alimentari unici, sia come  fattura che come usi. Enrico Cotilli

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