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CREPES DI CORINTO.

CREPES DI CORINTO.

CREPES DI CORINTO.

(Come gustarsi la storia di una civiltà perduta).

Nelle mie ricerche di luculliani sapori perduti, qualche anno addietro, a DonnaPerfetta inoltrata, volli inserire una specialità di probabile quanto sicuro dolce antico. Ci voleva qualcosa, di ben più vecchio di "Plinio il Vecchio" o dei suoi racconti. Partendo dunque come campo avanzato, da quello di Plinio, iniziai ad intravedere che molti episodi storici "dell'epoca", riportavano dettagliate trascrizioni su una leggendaria ma vera Neapolis greca, cioè Corintos. Le tracce archeologiche della sua acropoli, la riportano come distrutta a 2000 anni dal periodo di Giulio Cesare, ad opera di un popolo aggressivo.

In questo teatro storico pre ellenico, il periodo supera ben di più dei 2000 anni quando fu distrutta, andando ad attestarsi tra i 3500 e gli 8000 anni, praticamente in piena era Neolitica ed età del Bronzo. La città di Corinto dunque, può essere intesa come vera culla della civiltà umana, assieme a quella di Babilonia, la terra di Ur, Gilgamensh. 

Capirete che, e qui la faccio finita, il vitigno di questa città del tempo passato, giusto appunto denominato di Corinto, assume per Cotix un'importante significato storico e sociale. Delimitando quindi queste premesse, il dolce antico cui mi riferivo prima, è una decisione e voglia di conoscenza che va oltre il gusto o la novità! La ricetta, dovrebbe  essere basata su una crepes, magari un po' meno elaborata, dalla cugina francese. Direi un po' rozza, ma stilizzata dall'ambiente marino dell'isola di Corinto, che nella realtà corrisponde all'isola di Zante, (il Foscolo.. a Giacinto..., alla fine tutto torna..!). Decisa la forma di conchiglia, tipo Tridcna, rimane da creare la crema, quindi una ricotta di pecora sicuramente. Come periodo di domesticazione ci rientriamo visto che le pecore arrivano da 6500 anni.

Ma oltre il latte e la ricotta, deve essere presente un valido ingrediente locale di epoca. La bacca di Corinto. Ecco che così, il vitigno di Corinto, famosissimo per il suo vino nero profumato, ma poco strutturato, trova la sua giusta collocazione in questa ricetta, appunto di Cotix ma per mano di DONNA perfetta. Si, ho messo qualche scaglietta di cioccolato, nessun dolce è perfetto. Sono sicuro che se i Corinzi dell'epoca l'avessero conosciuto, ne avrebbero sicuramente tenuto conto.

Io, ho provato la prima conchiglia. Ho fatto da test. È stata una rivelazione. Dolce appunto grezzo, ma carico di storia. Ho provato ad assaporare anche senza le scaglie di cioccolato. Il gusto convince solidamente, malgrado l'assenza del Patron cioccolato. È un gusto che da piacere. Forse avranno avuto le api da miele? Se così fosse, avrebbero risolto la lacuna del cioccolato e dello zucchero, ma parliamo di troppo tempo fa, una cinquantina di secoli è un tempo interminabile,  benanche c'erano pecore ed uva, forse ancora anche Ulisse era lontano, Omero permettendo. 

L'uvetta del Corinto è stata facile averla. Basta cercare su Amazon, e Betros ti vende anche il diavolo, pur di riempirsi il suo conto bancario. In tre giorni, ho ricevuto le dolci bacche di Corinto, molto dolci, ma perfette, perché era l'unica fonte zuccherina. Questo vitigno è curato sulle isole Eolie, ed il suo vino è usato anche come taglio per il vino di Lampedusa, quindi è una eccellenza. Oggi, questo dolce sembra essere ritornato ai giorni nostri. Sicuramente anche l'apostolo Paolo, ne gusto' più avanti questo sapore, verso il 44 dopo Cristo, quando scrisse le sue quattro epistole.  Pare che Plinio confermi questo viaggio a Corinto, durato circa 18 mesi. Tutto torna, cari Lettori ed Amici. La Storia è come i nostri desideri, non si smentiscono mai.

Buon appetito a tutti. 

Enrico Cotilli

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